Questa mattina mi rivolgo a voi come ambasciatore di unità e
come "giuntura" del corpo di Cristo.
Mi rivolgo a voi non solo come
a Pastori delle chiese evangeliche, ma come
a "leader spirituali
" delle nostre città. Dalla lettura dei libri dei Giudici e dei Re, vediamo che la vita del popolo ebraico, era distinta, contrassegnata dalla fedeltà o meno alle leggi del Signore, da parte dei Giudici e dei Re che il Signore metteva a capo d’Israele. La qualità della vita del popolo ebraico, intesa come libertà, era intimamente legata alla fedeltà delle leggi di Dio dei propri leader. Crediamo che il Signore ha dato anche a noi come pastori, la responsabilità di leader spirituali, a salvaguardia della qualità della vita di questa città e dello stato di "uomini liberi" in cui vive il popolo di Dio? Una conferma del disagio creato dalle divisioni nel corpo di Cristo si trova nel libro "La squadra ideale di Dio", che sviluppa il tema dell’unità partendo da Gv. 17:21, " che siano tutti uno; e come tu, o Padre, sei in me e io sono in te, anch’essi siano in noi:
"affinché il mondo creda che tu mi hai mandato". Le divisioni causate dalle differenze denominazionali, agli occhi di Dio si chiamano, "Peccato". Queste differenze anziché essere una ricchezza, una risorsa, cioè l’espressione di una chiesa sempre riformata, si sono trasformate in un drammatico limite. Riguardo all’unità della preghiera di Gesù spesso si parla di "utopia"; ma solo poco meno di cento anni fa, era ugualmente utopia immaginare gli avvenimenti che avrebbero trasformato il mondo, allora, nelle mani di alcuni imperatori. Il costo è stato molto alto; si parla di 20/50/100 milioni di morti caduti durante la 1a e 2a guerra mondiale. Le conseguenze di questi fatti sono visibili, almeno in termini di progresso e di benessere, senza ignorare che tutto questo avveniva in paesi cristiani. Perché non credere che sia possibile portare a compimento la preghiera di Gesù? A nessuno di noi può sfuggire l’accostamento, per realizzarla c’è un costo da pagare, ci sono sicuramente dei sacrifici, delle rinunce da compiere: "
Di modo che la morte opera in noi, ma la vita in voi" (II Co. 4:12)
. Dobbiamo riconoscere che il benessere raggiunto a costo di così tanti morti (non solo a causa delle guerre), ci ha imprigionati, anestetizzati, sopiti, compromessi? Non possiamo sottovalutare come Gesù ha redarguito i sacerdoti del tempo. Questo è il tempo dei miti, (grazie allo sviluppo della comunicazione) – basti pensare a Padre Pio, Lady Diana, papa Wojtiyla, e recentemente Pavarotti… la gente ha bisogno di riferimenti, di esempi, chi più di pastori e leader può capire queste cose? Siamo invitati ad interrogarci per capire se anche noi facciamo parte di coloro che considerano utopia l’unità reale del Corpo di Cristo per cui Gesù ha pregato: "
mentre abbiamo lo sguardo intento non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono; poiché le cose che si vedono sono per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne." (IICo. 4:18). Con le parole
"
affinché il mondo creda che tu mi hai mandato" Gesù indica ai suoi figli, al suo popolo, la condizione affinché il mondo creda, la condizione per diventare credibili al mondo, non possiamo più perdere altro tempo alla ricerca di rimedi, sono tutti palliativi; siamo chiamati ad entrare nel piano di Gesù. Un’altra conferma (grazie ad un libretto di Schafer) si trova in Gv. 13:34-35, "
Io vi do un nuovo comandamento che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri. Qui c’è un comando, non solo una preghiera: Gesù ordina ai Suoi servi di amarsi in modo reale, e non di facciata, anche se questo dovesse significare fare un passo indietro. Dal 1927 questo consiglio ha iniziato a incontrarsi, possiamo solo ringraziare Dio per la Sua fedeltà e neppure dubitare della buona fede che ha guidato questi incontri fino ad oggi, ma Gesù ci sta mettendo in guardia, come in un crescendo, Gesù parla di "tutti" e di un "se", in altre parole, ci rivela il segreto la condizione per non escludere nessuno del mondo dalla potenza dirompente dell’amore di Dio tra i suoi figli, e non solo con quel "se" ha dato al mondo la prerogativa di giudicare i figli di Dio, "se", in altre parole, non da quanto i suoi figli mostrano amore per il loro salvatore, ne tanto meno dalle loro dottrine, ma da come amiamo il nostro prossimo. Il mondo si interroga del perché delle divisioni, sulle differenze, ma poi non è interessato alla nostra risposta, perché? Perché ci ha già giudicato dal modo in cui noi non manifestiamo amore gli uni per gli altri, da come manchiamo di solidarietà, di stima, da come ci critichiamo e giudichiamo, dal come non assolviamo al compito affidatoci da Gesù. Gesù ci sollecita a capire che le dottrine più o meno "sante" delle nostre denominazioni il mondo non è in grado di capirle, vanificando così le nostre predicazioni concentrate a mettere in risalto le nostre verità, concentriamo invece tutte le nostre energie nell’abbattere le barriere delle divisioni, e a costruire dei nuovi e solidi legami di amore. Siamo invitati ad entrare con tutta l’anima, la mente e il corpo in questo comando di Gesù per trasformarci in portatori sani, a fare la "differenza". Firenze grazie ad alcuni uomini è sempre stata un esempio per il mondo intero, vogliamo raccogliere anche noi la sfida che lo S.S. ci rinnova? Iniziamo col formare una squadra con coloro che credono: "
ho creduto perciò ho parlato; anche noi crediamo perciò parliamo!" (II Co.4:13) per lavorare insieme, per capire sotto la guida dello S.S. i passi d fare, come farli e quando farli, quali saggi amministratori della infinita, incredibile, meravigliosa grazia di Dio. Forse dobbiamo versare una decima a favore dell’unità? Ma che dico, il cento per cento di noi stessi! Al tempo di Gesù, le strade erano le fogne del tempo, ecco il motivo per cui si usava gli schiavi per lavare i piedi agli ospiti. Il giorno dell’ultima cena, i discepoli aspettavano Gesù, era un locale neutro, dove non c’erano schiavi, Gesù tardava, ma quando è entrato alla presenza dei suoi discepoli, quale è stata la sua reazione al puzzo tremendo, al tanfo che riempiva la stanza, come poteva fare festa e stare alla presenza del Padre con questo fetore? Lui che è il maestro e Signore, ha capito cosa era necessario fare prima di cominciare a onorare il Padre, si è denudato in segno di resa,
e ha dato l’esempio "come un vero leader".
Concludo questi ultimi pensieri facendo mio Co.2:19 “senza attenersi al Capo, da cui tutto il corpo, ben fornito e congiunto insieme mediante le giunture e i legamenti, progredisce nella crescita voluta da Dio”.
Oggi i nostri leader sono tutti così impegnati a lavorare per il proprio arto, che non si accorgono che Dio sta cercando tra il suo popolo coloro che si prendano l’incarico di diventare “giuntura” “legamento”,
per progredire nella crescita voluta da Dio.
Amen