venerdì 12 ottobre 2007

Questa mattina mi rivolgo a voi come ambasciatore di unità e come "giuntura" del corpo di Cristo. Mi rivolgo a voi non solo come a Pastori delle chiese evangeliche, ma come a "leader spirituali" delle nostre città. Dalla lettura dei libri dei Giudici e dei Re, vediamo che la vita del popolo ebraico, era distinta, contrassegnata dalla fedeltà o meno alle leggi del Signore, da parte dei Giudici e dei Re che il Signore metteva a capo d’Israele. La qualità della vita del popolo ebraico, intesa come libertà, era intimamente legata alla fedeltà delle leggi di Dio dei propri leader. Crediamo che il Signore ha dato anche a noi come pastori, la responsabilità di leader spirituali, a salvaguardia della qualità della vita di questa città e dello stato di "uomini liberi" in cui vive il popolo di Dio? Una conferma del disagio creato dalle divisioni nel corpo di Cristo si trova nel libro "La squadra ideale di Dio", che sviluppa il tema dell’unità partendo da Gv. 17:21, " che siano tutti uno; e come tu, o Padre, sei in me e io sono in te, anch’essi siano in noi: "affinché il mondo creda che tu mi hai mandato". Le divisioni causate dalle differenze denominazionali, agli occhi di Dio si chiamano, "Peccato". Queste differenze anziché essere una ricchezza, una risorsa, cioè l’espressione di una chiesa sempre riformata, si sono trasformate in un drammatico limite. Riguardo all’unità della preghiera di Gesù spesso si parla di "utopia"; ma solo poco meno di cento anni fa, era ugualmente utopia immaginare gli avvenimenti che avrebbero trasformato il mondo, allora, nelle mani di alcuni imperatori. Il costo è stato molto alto; si parla di 20/50/100 milioni di morti caduti durante la 1a e 2a guerra mondiale. Le conseguenze di questi fatti sono visibili, almeno in termini di progresso e di benessere, senza ignorare che tutto questo avveniva in paesi cristiani. Perché non credere che sia possibile portare a compimento la preghiera di Gesù? A nessuno di noi può sfuggire l’accostamento, per realizzarla c’è un costo da pagare, ci sono sicuramente dei sacrifici, delle rinunce da compiere: "Di modo che la morte opera in noi, ma la vita in voi" (II Co. 4:12). Dobbiamo riconoscere che il benessere raggiunto a costo di così tanti morti (non solo a causa delle guerre), ci ha imprigionati, anestetizzati, sopiti, compromessi? Non possiamo sottovalutare come Gesù ha redarguito i sacerdoti del tempo. Questo è il tempo dei miti, (grazie allo sviluppo della comunicazione) – basti pensare a Padre Pio, Lady Diana, papa Wojtiyla, e recentemente Pavarotti… la gente ha bisogno di riferimenti, di esempi, chi più di pastori e leader può capire queste cose? Siamo invitati ad interrogarci per capire se anche noi facciamo parte di coloro che considerano utopia l’unità reale del Corpo di Cristo per cui Gesù ha pregato: "mentre abbiamo lo sguardo intento non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono; poiché le cose che si vedono sono per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne." (IICo. 4:18). Con le parole "affinché il mondo creda che tu mi hai mandato" Gesù indica ai suoi figli, al suo popolo, la condizione affinché il mondo creda, la condizione per diventare credibili al mondo, non possiamo più perdere altro tempo alla ricerca di rimedi, sono tutti palliativi; siamo chiamati ad entrare nel piano di Gesù. Un’altra conferma (grazie ad un libretto di Schafer) si trova in Gv. 13:34-35, "Io vi do un nuovo comandamento che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri. Qui c’è un comando, non solo una preghiera: Gesù ordina ai Suoi servi di amarsi in modo reale, e non di facciata, anche se questo dovesse significare fare un passo indietro. Dal 1927 questo consiglio ha iniziato a incontrarsi, possiamo solo ringraziare Dio per la Sua fedeltà e neppure dubitare della buona fede che ha guidato questi incontri fino ad oggi, ma Gesù ci sta mettendo in guardia, come in un crescendo, Gesù parla di "tutti" e di un "se", in altre parole, ci rivela il segreto la condizione per non escludere nessuno del mondo dalla potenza dirompente dell’amore di Dio tra i suoi figli, e non solo con quel "se" ha dato al mondo la prerogativa di giudicare i figli di Dio, "se", in altre parole, non da quanto i suoi figli mostrano amore per il loro salvatore, ne tanto meno dalle loro dottrine, ma da come amiamo il nostro prossimo. Il mondo si interroga del perché delle divisioni, sulle differenze, ma poi non è interessato alla nostra risposta, perché? Perché ci ha già giudicato dal modo in cui noi non manifestiamo amore gli uni per gli altri, da come manchiamo di solidarietà, di stima, da come ci critichiamo e giudichiamo, dal come non assolviamo al compito affidatoci da Gesù. Gesù ci sollecita a capire che le dottrine più o meno "sante" delle nostre denominazioni il mondo non è in grado di capirle, vanificando così le nostre predicazioni concentrate a mettere in risalto le nostre verità, concentriamo invece tutte le nostre energie nell’abbattere le barriere delle divisioni, e a costruire dei nuovi e solidi legami di amore. Siamo invitati ad entrare con tutta l’anima, la mente e il corpo in questo comando di Gesù per trasformarci in portatori sani, a fare la "differenza". Firenze grazie ad alcuni uomini è sempre stata un esempio per il mondo intero, vogliamo raccogliere anche noi la sfida che lo S.S. ci rinnova? Iniziamo col formare una squadra con coloro che credono: "ho creduto perciò ho parlato; anche noi crediamo perciò parliamo!" (II Co.4:13) per lavorare insieme, per capire sotto la guida dello S.S. i passi d fare, come farli e quando farli, quali saggi amministratori della infinita, incredibile, meravigliosa grazia di Dio. Forse dobbiamo versare una decima a favore dell’unità? Ma che dico, il cento per cento di noi stessi! Al tempo di Gesù, le strade erano le fogne del tempo, ecco il motivo per cui si usava gli schiavi per lavare i piedi agli ospiti. Il giorno dell’ultima cena, i discepoli aspettavano Gesù, era un locale neutro, dove non c’erano schiavi, Gesù tardava, ma quando è entrato alla presenza dei suoi discepoli, quale è stata la sua reazione al puzzo tremendo, al tanfo che riempiva la stanza, come poteva fare festa e stare alla presenza del Padre con questo fetore? Lui che è il maestro e Signore, ha capito cosa era necessario fare prima di cominciare a onorare il Padre, si è denudato in segno di resa, e ha dato l’esempio "come un vero leader".

Concludo questi ultimi pensieri facendo mio Co.2:19 “senza attenersi al Capo, da cui tutto il corpo, ben fornito e congiunto insieme mediante le giunture e i legamenti, progredisce nella crescita voluta da Dio”.

Oggi i nostri leader sono tutti così impegnati a lavorare per il proprio arto, che non si accorgono che Dio sta cercando tra il suo popolo coloro che si prendano l’incarico di diventare “giuntura” “legamento”,

per progredire nella crescita voluta da Dio.

Amen

mercoledì 19 settembre 2007

Lettera di un figliuol prodigo (Firenze marzo 2005)

Gesù pianse Mt. 23,37-39. "Gerusalemme, Gerusalemme,"
Lc. 19,41-44 "Quando fu vicino, vedendo la città pianse su di essa, dicendo"
Gr 3,21. "Una voce si è fatta sentire sulle alture; sono i pianti, le suppliche dei figli d’Israele, perché hanno pervertito la loro via, hanno dimenticato il Signore, il loro Dio. 9,1 "Io piangerei giorno e notte gli uccisi della figlia del mio popolo"
"Ho chiesto"; dove sta scritto nella Bibbia, che Dio gradisce una Chiesa così ben divisa e diversificata, il moltiplicarsi poi di così tante, cosiddette chiese, non è agli occhi di Dio motivo di scandalo?
Mi viene risposto che la diversità derivante dalle molteplici denominazioni è per noi Evangelici fonte di ricchezza; ma la ricchezza di cui si parla non può essere che la conseguenza di una comunione ricercata, voluta, vissuta! Ma quale ricchezza? Oggi si può parlare non solo di una divisione passiva, ma anche di una divisione figlia di atteggiamenti critici l’uno verso l’altro, ancor più possiamo parlare di una divisione fonte di ignoranza, come mancanza di conoscenza, disubbidienza alla Parola.
Gesù prega "siate uno come il Padre ed Io siamo uno".
Paolo scrive alla "Chiesa" di Corinto, di Efeso, di Filippi ecc…Gesù nell’Apocalisse dice a Giovanni: "All’angelo della chiesa di Efeso scrivi" "All’angelo della chiesa di Smirne scrivi" ecc….ovunque dunque la parola ci parla di una Chiesa Locale, oggi a quale chiesa Paolo, o l’angelo dovrebbero scrivere?
Se Gesù decidesse di mandare l’angelo alla chiesa di Firenze (e chi ci dice che non l’abbia già inviato) probabilmente sarebbe costretto a tornare indietro senza compiere la sua missione perché nel caos di denominazioni e confessioni esistenti non potrebbe portarla a termine.
Ma non basta e non ci interessa il proliferare di sigle, perché dal momento che siamo tutti sacerdoti sarebbe giustificato che ogni singolo credente si costituisca chiesa a se stesso, ci interessa invece e molto riaffermare il pensiero di Cristo che non lascia molto spazio ad interpretazioni.
Credo di riflettere inoltre il pensiero ed il disagio della maggioranza silenziosa del popolo di Dio, che diversamente da quanto si predica dai pulpiti sul solo Cristo, sola Scrittura, ecc… nella pratica si agiunge un "credo denominazionale" che naturalmente è motivo di conflitto con l’altro (senza che nessuno ci spieghi perché esistono più verità), ergo, ognuno si tiene ben stretta la propria verità costruendo dei muri di divisione sempre più alti. Questa esperienza io l’ho vissuta (quando ho capito che non bastava credere in Cristo), come un vero e proprio inganno. Invece di essere un elemento del corpo, siamo corpo a noi stessi. Insisto, ogni singolo gruppo, famiglia se non si identifica nel corpo della chiesa inteso da Gesù come Chiesa Locale, la sua Verità è al servizio di satana, perché divide.
Si parla di comunione tra le chiese (alcune) solo in virtù di una cosiddetto incontro tra i pastori e responsabili; nascono due considerazioni, la prima che la dove questa comunione esista, si ferma a livello di élite, non viene trasmessa al popolo, la seconda, che non è condivisa da tutti i leader, in particolare i pastori più giovani invece di dare la priorità alla costruzione del risveglio frutto dell’unità così ben enfatizzata dal pulpito e negli incontri di preghiera, sono troppo impegnati a costruirsi il loro proprio orticello (il seme usato si chiama sicurezza) così facendo non solo peccano di presunzione, ma impediscono che questo "incontro" maturi una concreta base di comunione perché le cose cambino.
Possiamo essere grati al signore per l’esempio di comunione che ci testimoniano le Chiese federate alla BMV
In conclusione credo di affermare un principio non solo condiviso dagli umili, ma che traggo dalla Bibbia, Dio maledice la divisione, ha in odio la disubbidienza, considera come peccato la mancanza di una unica Chiesa come Corpo di Cristo.
"La seconda domanda che mi sono posto è": Firenze questa meravigliosa città che vive oramai da secoli speculando sul suo passato è oggetto di benedizione da parte di Dio?
La risposta ancora una volta la trovo, soggettivamente guardando il degrado generale. Oggettivamente attraverso diversi brani biblici che ci ricordano che le condizioni di vita e la qualità della vita del paese (notare bene paese ) sono intimamente legate alla fedeltà dei sacerdoti nel perseguire la volontà di Dio, ma come possono essere fedeli i sacerdoti e nostri Leader Pastori se sono compromessi nella divisione della Chiesa.
Mi rendo conto che con queste affermazioni, vado ad intaccare la sfera dei privilegi in cui ognuno di noi versa, ma ancora la Bibbia viene in nostro soccorso, ricordandoci che Dio non è preoccupato della gravità del nostro peccato, ma della nostra mancata richiesta di perdono, ( se anche i loro peccati fossero rossi come lo scarlatto….Is.1,18) Gia i "privilegi", ma non sono gli stessi presupposti che hanno visto Gesù così risentito nei confronti dei farisei?
Già i "privilegi", che trappola mortale sono stati l’humus il terreno su cui è stata piantata la croce di Cristo.
Perché figliuol prodigo? Perché sono uno come tanti, figlio della "predicazione doc" di alcune delle molte chiese Evangeliche, che anche se tardivamente desidera mettere in pratica (dopo aver mangiato nei trogoli) la Parola insegnata, mettendo a disposizione "della mia città e della mia Chiesa" le mie personali risorse professionali finanziarie attinte dalla mia pensione, iniziando una missione nella città, una casa comune, un punto d’incontro, mettendomi al servizio dei miei fratelli maggiori, oggi, che ho risposto a questa predicazione (forse tardi?) e perché non promuovo una chiesa, ma al servizio di tutti, sono considerato un aborto, ma allora siete proprio come tutti i fratelli maggiori!!!
Desidero comunque confessare per rendere onore e merito al Signore, e chi ha camminato assieme a me durante un decennio (anni 80/90) può confermarlo, Il Signore aveva già cominciato a sollecitarci in tal senso.
Lutero quando ha scritto le 95 tesi, forse ingenuamente, ma si aspettava che la chiesa di Roma fosse capace di ravvedersi e non si aspettava certo di provocare la divisione.
Concedetemi la stessa ingenuità!
A distanza di 500 anni non possiamo non vedere e riconoscere gli effetti benefici della riforma in ogni ambito, la stessa chiesa Cattolico Romana ne è stata positivamente influenzata. Pensiamo ai movimenti carismatici come diretta conseguenza del pentecostalismo evangelico.
Pensiamo agli avvenimenti di questi ultimi giorni non possiamo non vedere come è cambiato il rapporto tra il popolo ed il proprio leader in cui si identifica.
Se Dio ha permesso la nascita di un movimento o Chiesa parallelo e questo ha sortito i suoi risultati, (certamente non per distruggere la Chiesa Cattolica) non significa che Lui approvi la divisione della Sua Chiesa all’infinito, riflettiamo sugli effetti delle divisioni volute da Dio nel popolo d’Israele.
Mi rendo conto che messo in questi termini ognuno di noi storcerà la bocca, ma la mia domanda è dove saremo noi rispetto ai prossimi appuntamenti con la storia di Dio?
Se crediamo e vogliamo essere ubbidienti alla preghiera di Gesù in Gv. 17-21, allora dobbiamo avere anche il coraggio di credere non solo ad una unità limitata, ma interrogarsi sul nostro ruolo di micro Chiesa in una realtà locale come la nostra.
Chiedersi; se la nostra è una vera vocazione al servizio, allora troveremo sufficienti motivazioni per una iniziale unità denominazionale, per essere nuovamente usati da Dio come forza rinnovatrice in primis a Firenze e poi in ogni parte del mondo e sicuramente anche a beneficio della chiesa Cattolica.
Gli avvenimenti ultimi ci attestano che anche loro sono pronti, è Dio alla regia della storia collaboriamo con Lui?
Ci consideriamo riformati e riformandi, se questo è vero allora non dovrebbe essere difficile condividere la strada da seguire per uscire da questa situazione, la parola ci viene ancora in aiuto: Gioele 2, 12-17 "tornate a me con tutto il vostro cuore, con digiuni con pianti e con lamenti." "Sonate la tromba a Sion, proclamate un digiuno, convocate una solenne assemblea" " Perché dovrebbero dire fra i popoli: Dov’è il loro Dio?"
Si! Una solenne assemblea promossa da tutte le chiese evangeliche di Firenze per riunire tutto il popolo dei credenti e promulgare una riforma locale dove rinunciamo a distinguerci secondo le nostre denominazioni, e a memoria rimarrà una bella targa:"addì ……..qui giace". Senza compromessi.
Per iniziare finalmente un cammino di vera comunione occorre scrollarci di dosso un passato che non ci fa onore e proiettarci verso un futuro costituito da una sola distinzione, il luogo e le vie delle nostre città che rappresentino l’unico distinguo dei nostri locali di culto, senza peraltro rinunciare alle nostre "tradizioni e liturgie" dove il vero ed unico obiettivo sarà al servizio l’uno dell’altro, del nostro prossimo, i vicini quelli più prossimi a noi, cominciando a prenderci cura delle strade in cui viviamo facendoci carico dei problemi del quartiere, cioè essere concreti, presenti vivi sul territorio, i pastori finalmente dovranno nuovamente scendere per strada farsi carico di adottare le sorti non solo della comunità ma di una comunità allargata, questa era e rimane la visione evangelica di Gesù.
La tua presenza nella via, nel quartiere, nella città, è ignorata,? Allora c’è qualcosa che non funziona e non mi riferisco a quanto bene si dice di voi pastori, ma di quanto la nostra presenza può cambiare la qualità della vita, non è questo quello che la parola ci promette? Non veniamo sfidati a camminare per fede? Questa è l’occasione che ci viene offerta non solo dal Signore ma anche dall’ambiente che ci sta attorno, la società è diventata impotente a risolvere i bisogni crescenti, il popolo aspetta dei segnali, dei gesti coraggiosi dai figli di Dio. A cominciare con l’abbattere quei muri che ci dividono tra Dio e noi ma anche con il nostro prossimo, Battista, Avventista, Nazareno, Metodista, Pentecostale, Apostolico ecc… ma ci rendiamo conto che agli occhi della gente suona come un diverso ed il diverso uccide lo spirito. Ma ci rendiamo conto che agli occhi di Dio questo è peccato?
Sei disposto a rischiare tutto anche la tua vita, unendoti al pianto di Gesù? E chiedere perdono?
Non dimentichiamo che le comunità straniere delle varie Etnie stanno ricalcando il nostro esempio e sono presenti nella nostra città a migliaia, anche loro pur essendo ospiti di alcune chiese locali, sono ben divisi non solo dalla denominazione ma anche dalla lingua e provenienza; ci aspetta un duro lavoro!
"affinché il mondo creda che Tu mi hai mandato".
La prima cosa da fare è affiggere nuovamente fuori dalle nostre Chiese e nelle nostre case un cartello simile a quello affisso da Lutero con delle nuove tesi che non riguarderanno le confessioni di fede, patrimonio esclusivo della comunità locale, ma bensì gli articoli costitutivi l’unità dei fratelli. Come ad esempio:
-Non abbiate altro debito con nessuno, se non di amarvi gli uni gli altri; Ro.13,8
-Ogni persona sia sottomessa alle autorità superiori; Ro.13,1
-Accogliete colui che è debole nella fede, ma non per sentenziare sui suoi scrupoli. Ro.14,1
-Smettiamo dunque di giudicarci gli uni gli altri; decidetevi piuttosto a non porre inciampo sulla via del fratello. Ro.14,13
-Or noi che siamo forti, dobbiamo sopportare le debolezze dei deboli e non compiacere a noi stessi. Ro.15,1
-Siamo esortati a tenere d’occhio quelli che provocano le divisioni e gli scandali in contrasto con l’insegnamento ricevuto. Ro.16,17
-non abbiamo di noi un concetto più alto di quello che dobbiamo avere, ma con sobrietà e secondo la misura di fede concessa ad ognuno
-Siamo esortati nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, ad aver tutti un medesimo parlare e a no avere divisioni tra di noi, ma stare perfettamente uniti nel m,medesimo modo di pensare e di sentire. ICo.1,10
Un progetto, come esempio di servizio
Il progetto a cui mi riferisco è molto concreto: Collaborando con l’amministrazione locale, ricercare un accordo di adozione delle strade in cui sono ubicate le nostre comunità, dove il comune o eventuali sponsor si faranno carico di migliorare o di realizzare l’arredo urbano (vedi ad es. panchine, fioriere, posacenere, sacchetti per i padroni di cani, ecc.) e le nostre chiese anche grazie ai tanti lavoratori stranieri farsi carico del mantenimento decoroso e pulito della strada.
Ogni comunità locale nella mia visione di servizio, dovrebbe allestire all’interno dei propri locali dei punti di accoglienza sempre aperti e disponibili a fornire ogni genere di informazione, di assistenza, si supporto, come una famiglia allargata, come tanti "Varchi" nella città.
Quello che sto affermando non è nuovo, Dio non ha mai smesso di chiedere al suo popolo di trasformare il luogo dove abitano in terra promessa.
"Poiché, come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un solo corpo, così è anche di Cristo. ICo.12,12
Prego perché lo Spirito Santo possa coprire ogni mio errore per mezzo della sua grazia. Chiedo ad ognuno di voi che mi leggete di accettarmi come un figliuol prodigo che ha ritrovato la Via al Padre.
Con affetto Giovanni

lunedì 17 settembre 2007

BENVENUTI

Salve,
questo è il primo post del Blog
che speriamo di una lunga serie.

Questo blog nasce con l'obiettivo di diffondere una cultura ed una sensibilità riguardanti l'unità della Chiesa, in primo luogo Evangelica (perché è quella a cui appartengo) ed infine dei cristiani tutti.

Spero che anche voi crediate che questa missione sia possibile!

Dio Vi Benedica!